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LA BANDA MONTEGRAPPA, LA SUA STORIA
E I 70 ANNI DELLA “CANZONE DEL GRAPPA”.
(Storia scritta nel 1988)
Nel Veneto bandistico, a cura di Gianni Mauli e Delio Vicentini, edito
da Ambima, quando si presenta la Banda Monte Grappa di Rosà si
riportano le seguenti note: "Fin dal 1870, a seguito di una premiazione
scolastica con consegna di diplomi, veniva indetta una festa popolare
alla quale partecipava con le allegre note la Banda Comunale di Rosà.
Il 17/08/1877, a seguito di una corsa di ricognizione sulla linea ferroviaria
Cittadella-Bassano-Vicenza, una Banda musicale salutava il treno a Rosà
suonando in suo onore la Stella confidente, quella sempre grata composizione
del Robuadi-artista soldato. Costituita ufficialmente il 24 agosto presso
le marcite della Villa Branca Dolfin di Rosà, alla presenza del
Re d'Italia, del Duca d'Aosta, di Diaz, Badoglio e Giardino, in occasione
della festa dell'Armata del Grappa, suonò l'inno Monte Grappa,
a cui fece seguito la premiazione dei valorosi (1).

Mons. Mario Ciffo |
Per molti anni sia i componenti della Banda Montegrappa che
altri rosatesi, hanno creduto e sostenuto la nascita della valente
compagnia musicale in quella occasione. Il prof. Pietro Geremia,
nell'aprile del 1969, a nome del Gruppo Alpini di Rosà,
scriveva al Presidente del Consiglio, on. Mariano Rumor per ottenere
alla Banda un riconoscimento ufficiale, una medaglia d'oro in
ricordo del fatto storico avvenuto.
"È certamente noto alla S.V. che la Banda Parrocchiale
di Rosà ha suonato per la prima volta il 24/08/1918 a Rosà,
presso la Villa Branca Dolfin Boldù, la canzone MonteGrappa
tu sei la mia Patria su testo di De Bono a musica del maestro
Meneghetti". 20 giorni dopo il presidente del Consiglio concedeva
la medaglia d'oro, che veniva ritirata dal Presidente della Banda,
Mons. Mario Ciffo.
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| II Colonnello Meneghetti in una sua visita a Bassano,
nel '58, di fronte al Monumento al Gen. Giardino. La prima volta
che venne a Bassano nel dopoguerra fu nel 1948 quando dovette
ribadire i luoghi e i tempi che videro a Villa Dolfin la nascita
della celebre Canzone; era stata infatti avanzata allora una pretesa
di paternità dal Comune di Cartigliano che voleva attribuire
a Villa Cappello la prima esecuzione. |
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In una accurata e documentata pubblicazione del 1978, I sessanta
anni della Banda Montegrappa, Giandomenico Cortese sfumava le origini
della banda, parlando di molte leggende ed una storia. Secondo Cortese,
che ricorda come "MonteGrappa" sia stata eseguita per la prima
volta il 12 agosto 1918 a Galliera Veneta da un gruppo di 20 musicanti
e 30 coristi per una audizione speciale chiesta dal Generale Giardino,
per poi essere eseguita in forma ufficiale il 24 agosto a Rosà,
nella villa Dolfin Boldù davanti al re d'Italia ed alle maggiori
autorità militari, alcuni di quegli uomini presenti alle marcite
di Cà Dolfin erano rosatesi e quegli strumenti e quegli ottoni
celebrati dalla festa dell'Armata, rimasero accanto ai loro suonatori"
(2).
Fu così che a Rosà si sarebbe costituito ufficialmente il
primo complesso musicale. Lo stesso prof. Geremia ha compiuto in seguito
ricerche storiche e chi scrive, il 15 agosto 1988 assieme al presidente
della Banda Angelo Bizzotto ha fatto visita, per una intervista, alla
vedova del maestro Meneghetti, signora Maria Teresa Nember, che vive a
Calvisano, nel basso bresciano.
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Dai documenti del prof. Geremia, da quelli mostrateci
dalla signora Nember e dalla figlia Veleda Meneghetti si può
certamente affermare che la Banda rosatese non suonò in quella
mattinata del 24 agosto 1918.
Allora che senso ha ricordare oggi i 70 anni della Banda Montegrappa?
Riconsiderando i fatti e gli eventi successivi in una certa ottica si
può dire che non solo ha senso che la Banda festeggi i 70 anni,
ma che è tra le più titolate a perpetuare quello storico
momento.
Che fosse una Banda parrocchiale locale a suonare alla presenza del
Re d'Italia, in un momento delicato come la fine del conflitto, era
molto inverosimile "I militari non ricorrono ai civili" ci
ha detto il genero del Maestro Meneghetti, compositore della canzone
del Grappa, avv. Stefano Minelli "e poi in quel momento tutti i
maschi erano sotto le armi. Chi suonava nelle bande locali?". Annotazione
che può essere confermata dalla cronaca del giugno 1919 del Prealpe,
giornale di Bassano, nel quale si invitavano, da parte della disciolta
Filarmonica i vecchi componenti, dispersi durante il conflitto, a riunirsi
per costituire di nuovo la banda bassanese. Però è anche
vero che mentre sulla cima del Grappa, sulle sponde del Piave o sul
Montello migliaia di giovani morivano sotto le bombe e le granate, le
autorità militari, che avevano come sede logistica splendide
e comode Ville (la Dolfin Boldù, la IX armata, la Villa di Galliera
la IV Armata) non rinunciavano a prendere la colazione rallegrati da
bande musicali.
Scrive infatti Antonio Meneghetti in alcune note che ci sono state date
dalla vedova Maria Teresa: "Il mattino del 5 agosto 1918 il colonnello
Ilio Jori, capo di S. Maggiore del IX corpo d'Armata, comandato dal
Generale De Bono, interveniva ad una colazione offerta dal Col. Mariotti,
comandante del 92° Fanteria, accantonato, in turno di riposo , a
Bassano Veneto, ai piedi del Grappa. Erano stati invitati anche alcuni
ufficiali del reggimento tra i quali il capitano Meneghetti, comandante
della IV compagnia. La banda musicale del 92°, dislocata nel cortile
della casa ove veniva servita la colazione rallegrava l'ambiente. Ad
un tratto venne eseguita una composizione del Meneghetti...". Da
queste note emerge che in quei terribili mesi, nella Villa Dolfin di
Rosà suonava quotidianamente una banda musicale, per "rallegrare
l'ambiente". Una tradizione che continuava quella in tempo di pace,
a Rosà, dove, come ricorda sempre Cortese, che raccolse la testimonianza
dieci anni fa di vecchi bandisti, ancora prima della grande guerra,
e durante la stessa guerra, "i pochi rimasti tentarono di tener
desta la passione, e qualche domenica, all'imbrunire si raccoglievano,
spesso erano i più anziani, per tentare di imbastire qualche
marcetta a Cà Minotto, a Cà Dolfin, nelle diverse contrade,
davanti ai vecchi cascinali (c'è che sostiene d'essere stato
ad uno di questi concerti nella casa di Giovanni Vettorazzo "Menei",
ora abitata in Cà Minotto dalla famiglia Marchiorello" (3).
Al momento dell'Armistizio, il 4 Novembre, il comando
della IX Armata era ancora a Cà Dolfin. Certamente i soldati
componenti la banda militare lasciarono la loro strumentazione presso
la Villa. Da notare poi che negli anni successivi la banda rosatese
prese il nome "Società Filarmonica CO.Dolfin Boldù".
Tutti segno di una continuità, prima, durante, e dopo la guerra,
della tradizione musicale bandistica rosatese, oggi impersonificata
dalla Banda Montegrappa.
E proprio la denominazione Montegrappa è il secondo motivo per
cui la banda rosatese ha i titoli per celebrare oggi il 70.mo della
canzone del Grappa. La consapevolezza di essere del paese dove fu, ufficialmente
suonata per la prima volta la celebre canzone, l'aver voluto, dopo la
seconda guerra, darsi quel nome che rimanda idealmente a quell'indimenticabile
momento patriottico, l'esser ricordata ovunque, come ad esempio nelle
sfilate nazionali degli alpini, come la banda della canzone del Grappa,
giustifica l'orgoglio del complesso rosatese di essere il testimone
della canzone di 70 anni fa.
Oggi il gruppo ha raggiunto la piena maturità
organizzativa, artistica. E composto da una sessantina di elementi "tutti
rosatesi", come affermano con un certo comprensibile sano campanilismo
i componenti. Ha una presidenza eletta dal gruppo ogni due anni. Ha
una scuola di musica, gestita dal comitato della banda e con contributi
dell'Ambima. Numerosi giovani si iscrivono a questi corsi, e rimpolpano
il grosso della banda, anche se i vecchi, non mollano, come Antonio
Bizzotto, in trincea da ben 50 anni.
Pur rimanendo parrocchiale (presidente onorario è l'arciprete
Mons. Don Bruno Piubello), ha assunto connotati civili, sociali tanto
da meritarsi un congruo finanziamento comunale ogni anno. Sono una trentina
le "uscite annuali", in occasioni patriottiche, civili e religiose.
È conosciutissima nel comprensorio, tanto da meritarsi la fama
televisiva e cinematografica nella sigla del regista Ermanno Olmi in
un suo ciclo di film sperimentali.
Ogni due anni organizza una rassegna bandistica a Rosà. Ha rinnovato
completamente sia le divise che la strumentazione. Con il concorso dei
soci e dei componenti è stato costruito un palco in ferro zincato,
smontabile, che può ospitare 60 concertisti. Le prove vengono
effettuate tutte le settimane, con una presenza assidua che trova pochi
riscontri. Il repertorio attuale è stato arricchito con musiche
di Verdi, Haendel, autori moderni, ecc.. Appuntamenti classici sono
i concerti del primo mercoledì di maggio, del 25 agosto, e da
un pò di tempo, quello di Natale con tutti i cori di Rosà.
Eppure tanta ricchezza organizzativa, canora, è il frutto di
molti contributi in questi settant'anni di storia. Si rimanda al lavoro
di Cortese per i primi sessant'anni. In quello studio si ricordano i
nomi del farmacista Renato, uno dei primi presidenti, di Giuseppe Battaglia
Giuseppe Sbrissa uno dei suonatori veterani, di Nanni Alessio, uno dei
più anziani bidelli, del maestro Fraccaro, del conte Paolo Dolfin,
il Pula, mecenate della Banda.
| Si ricorda l’altro presidente, il dr. Giuseppe
Maccari, il maestro bassanese Geremia Zilio, l’osteria
della “Meneghina Marise"(Domenica Marcon), dove ci fu un avviato
corso di allievi, del maestro Zanoni. |
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Si ricorda l'altro presidente, il dr. Giuseppe Maccari, il maestro
bassanese Geremia Zilio, l'osteria della "Meneghina Marise (Domenica
Marcon), dove ci fu un avviato corso di allievi, del maestro Zanoni.
Nel secondo dopoguerra emerge la figura di Mons. Albiero, che diede
nuovo impulso alla banda, attorno al quale si stagliano i personaggi
di Emilio Ferronato "Sesaro", Giovanni Milani, Antonio Tanesco,
Gino Gnoato, Giuseppe Malin, Giuseppe Voltan e Giacomo Amabilia. Nell'ultimo
trentennio giganteggia Mons. Mario Ciffo, presidente fino al 1977.
Un contributo alla banda fu offerto dai sacerdoti Don Pietro Mosele,
don Pietro Menegazzo, don Bruno Motterle, don Pietro Cailotto, don Bruno
Pettenuzzo. Nel 1967 gli Alpini festeggiarono, con la Banda Montegrappa,
in una adunata i 50 anni della Canzone del Grappa, appuntamento che
fu ripetuto nel 1978. Nel 1969, a Cagliari si accompagnò il nuovo
cardinale Sebastiano Baggio. Sempre nel 1969 la Banda viene insignita
della medaglia d'oro conferita dal presidente del Consiglio Rumor. E
siamo agli ultimi anni. Da un ventennio la banda è immancabilmente
alle adunate nazionali degli alpini.
Ogni anno, a capodanno, c'è l'augurio da parte del complesso
a tutti i rosatesi, confermate del gruppo in tutte le vie del comune.
Negli ultimi anni non mancano momenti socializzanti, come la giornata
di festa sui Colli Alti, tutti attorno alla porchetta, oppure a San
Martino di Castrozza, in occasione di una festa delle guide Alpine.
"Per noi è importante il gruppo" sostiene l'attuale
presidente Angelo Bizzotto.
E attorno ai bandisti, le famiglie, gli amici, i giovani.
Scorrendo la lista dei nomi dei componenti di dieci anni fa, quelli
di adesso, quelli di 50 anni fa, si scorgono le stesse famiglie, quasi
una tradizione di padre in figlio, in nipote.
Dopo il ritiro di Mons. Ciffo, si sono alternati alla presidenza: Domenico
Didonè negli anni 76-80, Silvano Comunello negli anni 81-82;
Francesco Bordignon negli anni 83-84; poi ancora Domenico Didonè
negli anni 85-86, ed Angelo Bizzotto
nell'87-88. Dopo Antonio Tanesco, a dirigere la banda è venuto
Antonio Piotto, quindi Adriano Ghiotto Zuccon e l'attuale Valentino
Suelotto.
Ogni maestro ha dato o sta dando una sua particolare impronta artistica,
con arricchimento dello stesso repertorio. Nel concerto natalizio dell'87,
promosso come l'anno precedente dalla stessa banda, il numeroso pubblico
in Duomo a Rosà rimase sbalordito di fronte alla esecuzione bandistica
dell'Alleluia di Hàndel e di arie di Bach.
La Banda non è un fenomeno isolato a Rosà. È l'espressione
di una cultura dello stare insieme che da queste parti trova molti momenti
di aggregazione, nelle varie associazioni, nei quartieri, ed anche nei
gruppi musicali, che sono molteplici, dalla Schola Cantorum, al Coro
la Rosa, al coro dei giovani, al coro delle ragazze degli Istituti.
Ed è uno stare assieme disciplinato, al proprio posto, con il
proprio strumento, con la propria voce, dove l'affermazione non è
del singolo, ma del complesso, della armonia fra l'esecuzione di tutti.
Una cultura, forse con ascendenze asburgiche, che ha il gusto delle
sfilate, come le processioni, nei momenti religiosi, nel Palio delle
Rose, nelle adunate delle varie armi dei gruppi ex cambattentistici.
Una cultura che si manifesta anche nello straordinario sviluppo economico,
fatto di operosità, senso del dovere, generosità nel lavoro.
Doti che vengono rispolverate anche quando viene deposta la tuta, o
lasciato l'ufficio, l'azienda, per ritrovarsi all'Oratorio a fare le
prove, o alle domeniche nei vari servizi musicali che tutti desiderano.
Perché ormai a Rosà, e non solo a Rosà, l'ingrediente
di ogni manifestazione è essa, la Banda Montegrappa.
di Silvano Bordignon.
Note:
(1): G. Mauli-Delio Vicentini: Veneto Bandistico, AMBIMA 1985, pag.
183.
(2): G. Cortese: I sessanta anni della Banda Montegrappa. Ed. Banda.
(3): Ibidem.
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